Sommario La Vita dopo la Morte

SOMMARIO.

Introduzione
1 - Come può esserci qualcosa dopo la morte? Se il corpo è morto, come può rimanere qualcosa di noi?
2 - Le obiezioni dei "materialisti", che credono che non ci sia niente dopo la morte.
3 - Nel cuore dell'uomo, non c'è forse una paura segreta davanti al mistero di Dio e dell'eternità? Paure e ferite degli atei.
4 - Ma la reincarnazione non è ugualmente una vita dopo la morte? E' possibile avere più vite successive?
5 - Che cos'è la vita eterna? Come vivremo? Che relazioni possiamo avere con coloro che sono in cielo?
6 - Cosa possiamo fare per coloro che sono morti?

« Tergerà ogni lacrima dai loro occhi;
non ci sarà più la morte né lutto, né lamento, né affanno, perchè le cose di prima sono passate ».

Apocalisse 21, 4


Introduzione.

La vita dopo la morte? E' una domanda che tutti si pongono, come constata Claude ALLEGRE, ministro francese dell'educazione nel suo libro "Dio di fronte alla Scienza".

Se non oggi, arriverà il momento di pensarci. Forse domani, a causa di un conoscente o di un amico che ci sta lasciando. E anche per noi verrà l'ora.

Alcuni dicono: "forse c'è qualcosa, si vedrà quando sarà il momento, perchè preoccuparmi oggi?".

Altri passano tutta la vita a prepararsi a questo incontro con l'aldilà, a preparare l'eternità, tanto è importante per loro.

Ma senza dubbio abbiamo resistenze a pensare alla morte, perchè siamo fatti per la vita. Ecco perché è utile chiarire cosa possiamo sapere della vita dopo la morte.

Tra le tante risposte che ci vengono proposte, a cosa dobbiamo credere, a chi dobbiamo credere? I materialisti, gli 'atei' dicono: "tutto finisce con la morte, non ci sarà altro, e il mondo continuerà a girare".

I sostenitori della reincarnazione affermano: "Ci sono più vite successive, finché non si diventa il Grande Tutto e non si respira più la vita (nirvana)".

Gli ebrei, i musulmani ed i cristiani credono ad una vita eterna di felicità con Dio, successiva a questa vita. Per i cristiani in particolare, resusciteremo con il nostro corpo, come Gesù.

In questo articolo vogliamo dare un riassunto chiaro di queste domande, e delle risposte che legittimamente possiamo darvi.

« Quanto poi alla resurrezione dei morti, non avete letto quello che vi è stato detto da Dio: Io sono il Dio di Abramo e il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe? Ora, non è Dio dei morti, ma dei vivi ».

(Matteo 22, 31-33)

1 - Come può esserci qualcosa dopo la morte? Se il corpo è morto, come può rimanere qualcosa di noi?

La prima domanda da affrontare è: come può continuare la vita quando il nostro corpo ormai è morto, ed è ormai sottoterra; e presto questo corpo sparisce, disperdendo i suoi elementi nella terra e nell'aria.

Molti libri hanno parlato negli ultimi anni di esperienze di "vita dopo la morte". Alcuni medici americani hanno anche pubblicato delle tesi al riguardo. Nelle testimonianze raccolte in questi libri alcune persone malate, spesso in fase postoperatoria, in uno stato critico, sono morte, e lo si è constatato biologicamente. E dopo un certo tempo, si è constatato che riprendevano vita. Sono state interrogate per conoscere cosa avevano vissuto nel periodo in cui erano parse morte. Si riscontra una grande similitudine nelle loro testimonianze. In generale queste persone provavano una esistenza 'extracorporale', potevano contemplare il proprio corpo da spettatori. E la maggior parte delle persone che hanno fatto questa esperienza riportano un incontro con un essere misericordioso e luminoso. L'immagine e l'identità di questo essere variano, ma è altrettanto poco precisa se le persone sono poco o non credenti. E nonostante ciò, il confronto con un giudizio misericordioso, con una bontà, sembra lo stesso.

Bisogna riconoscere in ogni caso che, al di là del loro valore, queste testimonianze riferiscono di esperienze "ai limiti tra la vita e la morte"; le persone hanno poi ricominciato a vivere, per questo hanno poi potuto parlarne. Possiamo così pensare che l'essere misericordioso di questo incontro forse ha dato loro un avvertimento, una domanda, una nuova possibilità, un incoraggiamento a vivere la bontà ed il bene; ma si tratta comunque di una ripresa, della prosecuzione invariata della stessa vita che quelle persone avevano tra noi prima.

C'è qualcosa che forse dobbiamo accettare di queste testimonianze: ai limiti estremi della vita del corpo si svela talvolta in modo sconvolgente che il nostro corpo non è del tutto nostro, che esiste una parte della nostra vita in grado di interrogarsi sul suo corpo, sulla vita, sul destino. E' forse l'anima?

Questa è la domanda essenziale. Contrariamente a quanto pensano i materialisti, vedremo per quali ragioni, che lo voglia o meno, la nostra esistenza 'materiale biologica' non può esprimere tutto di noi. Non è logico ridurre ai limiti propri della biologia la nostra vita, con tutto quello che ha di più profondo, le nostre aspirazioni più vere, e il senso che noi abbiamo di un destino ultimo. Non è difficile da capire. Facciamo un esempio:

Un uomo può amare una donna con il corpo. Ma è falso dire che può amarla solo con il suo corpo. Coloro che limitano l'amore al corpo sono in errore. L'amore vero va più lontano, più in profondità; ed è più durevole. Amare in realtà non è amare solo con il corpo ma con tutto il cuore, con tutte le forze dell'anima. E' amare l'altro per l'altro. E' volere il suo bene prima di tutto. E' dimenticare se stessi per amare, ed è amare per sempre.

« Forte come la morte è l'amore » (dal libro 'il Cantico dei Cantici' nella Bibbia), e ci chiama ad andare oltre.

Anche la Felicità. L'uomo è fatto per la felicità. Come potremmo essere infelici se non avessimo alcuna idea, alcun desiderio della felicità? E quando sperimentiamo la felicità che cosa desideriamo? Non soltanto che continui la situazione che ci ha procurato felicità, bensì l'essere felici sempre, al di là di ciò che ne è la causa. C'è quindi dentro di noi qualcosa che va ben oltre il corpo, qualcosa che è fatto per desiderare la felicità senza fine, ed è ciò che i cristiani - e molti altri - chiamano anima.

E la morte è un ostacolo. Siamo fatti per essere felici, desideriamo una felicità eterna, e non una che si fermi alla morte. Questa felicità senza fine la desideriamo tutti, per noi stessi, per coloro che amiamo, perchè abbiamo un'anima, non possiamo arrenderci alla morte, abbiamo come un desiderio naturale ed irresistibile di eternità, l'anima non è fatta per sparire nella terra.

2 - Le obiezioni dei 'materialisti', che credono che non ci sia niente dopo la morte.

I "materialisti" hanno delle obiezioni esteriori, e altre che sono di ordine interiore, in se stessi: gli uni sono ragionamenti obiettivi, discutibili, gli altri sono reazioni interiori, ferite o paure interne assolutamente personali per ciascuno di noi. Non sempre se ne ha coscienza, ma si possono mitigare e guarire quando queste ferite vengono alla luce.

L'obiezione principale dei materialisti è semplice, dichiarano che non esiste niente oltre al mondo fisico (fisico-chimico), il mondo che possiamo osservare con i sensi e misurare.

Questa obiezione vuole essere 'scientifica', ed è effettivamente l'opinione dei cosidetti 'scientisti'.

Nella seconda metà del XIX° secolo e nella prima metà del XX° secolo gli scientisti dichiaravano di credere esclusivamente alla scienza, e impressionavano le persone poco istruite avvalendosi della scienza. Erano persuasi che il metodo scientifico avrebbe spiegato tutto. Rigettavano come irrazionali tutte le altre forme di sapienza, scienza o saggezza. Al di là della scienza tutto era insulso. Un po' come se uno specialista in greco vi dicesse che tutto quello che non è scritto in caratteri greci non ha senso. L'anima non poteva essere misurata né messa in equazione, per cui trassero la conclusione che essa non esisteva.

Queste teorie materialiste sono dette 'riduzioniste', perché riducevano l'uomo a cifre, calcoli, reazioni chimiche, schemi fisiologici.

Il pensiero, l'amore, la vita, vengono ridotti ad una semplice sovrastruttura di reazioni fisico-chimiche.

Con questo, gli scientisti non usavano meno pregiudizi 'antiscientifici' degli altri per salvaguardare le loro teorie. Così gli avversari del grande Pasteur, lo scopritore dei microbi e dei vaccini, credevano alla generazione spontanea. Perché ? Non per veri motivi scientifici, ma per ateismo, perché pensavano: se non poniamo la generazione spontanea degli animali nell'ambiente, dove li troviamo abitualmente, saremmo obbligati a credere alla Creazione e al Creatore.

D'altra parte lo stesso Pasteur, così esigente in materia scientifica, credeva all'esistenza dell'anima e dell'eternità. Ringraziava Dio delle sue scoperte (ad esempio nel suo discorso per l'inaugurazione dell'Istituto Pasteur). E dopo la morte di uno dei suoi figli scrisse la più bella dichiarazione di speranza, quella di ritrovarsi nell'eternità. La difficoltà è proprio lì. La domanda viene posta al di fuori della scienza, dell'astronomia e della fisica: il mio bambino che è morto, è proprio assolutamente morto? Per sempre? O fa o farà parte di una felicità viva, in cui lo potrò incontrare e vedere di nuovo il suo sorriso? Ma le promesse di Dio sono veramente così assurde?

"Divenuto caro a Dio, fu amato da lui e poichè viveva fra peccatori, fu trasferito. Giunto in breve tempo alla perfezione, ha compiuto una lunga carriera. La sua anima fu gradita al Signore; perciò egli lo tolse in fretta da un ambiente malvagio. I giusti al contrario vivono per sempre, la loro ricompensa è presso il Signore e l'Altissimo ha cura di loro"

(Libro della Sapienza 4, 10-14; 5, 15)

3 - Nel cuore dell'uomo, non c'è forse una paura segreta davanti al mistero di Dio e dell'eternità? Paure e ferite degli atei.

Molti dei nostri amici atei e delle persone che dicono che non c'è niente dopo la morte hanno obiezioni di tutt'altra natura, diverse dall'affermare che non c'è niente oltre alle scienze fisiche. Le loro difficoltà a credere alla vita dell'anima, e all'eternità del cielo, sono di ordine molto personale. Sono questioni che riguardano la libertà, la morale, la giustizia, l'amore degli altri, la nostra storia personale. Cercheremo di mostrare che questi interrogativi sono posti in modo sbagliato, a causa della nostra storia personale. Da allora non possiamo avere la risposta giusta; la rifiutiamo a priori perchè ne abbiamo paura. Non vogliamo ascoltare, per paura di sentire qualcosa che ci faccia male; ci tappiamo gli orecchi. Invece, se ascoltassimo la vera risposta, che gioia e che liberazione ne avremmo!

Ci sono degli atei che non possono accettare che esista una vita eterna, perchè il loro padre, o la loro madre, o un amico, il marito, ... è morto apparentemente non credente. La reazione è perciò quella di dirsi: questa persona cara, ammirata, non può andare in cielo con Dio, ammesso che ne esista uno, perchè non credeva. O meglio, questa persona ha fatto cose non conformi a quanto io immagino della morale voluta da Dio. Preferisco ad ogni modo che non ci sia Dio e vita eterna, perchè il mio caro ne sarebbe escluso, e questo sarebbe triste.
Ma a tutto questo il Vangelo (cioè la "Buona Novella") di Gesù risponde :

"Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile".
(Vangelo di Matteo 19, 26)

"Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati"
(San Paolo, 1° lettera a Timoteo 2, 4)

"Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, pechè chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.
Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perchè il mondo si salvi per mezzo di lui".

(Vangelo di Giovanni 3, 16-17)

Possiamo allora essere certi che Dio è un Dio di bontà, di misericoridia. A coloro che, in buona fede, non lo riconoscono come tale è pronto ad aprire le porte della salvezza. Egli guarda innanzi tutto alla loro rettitudine. E' sufficiente che il loro cuore, il fondo del loro animo, dica sì alla sua misericordia. Questo ci viene mostrato nel Vangelo quando Gesù muore sulla croce, al suo fianco ci sono due malfattori ugualmente crocifissi. Ed uno di loro si rivolge a Gesù con pietà dicendo :

« Noi riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male ». E dice a Gesù : « Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno. » E Gesù gli dice :

« In verità ti dico, oggi sarai con me nel Paradiso. »

Questo è quanto possiamo chiedere a Dio per la persona cara morta senza, apparentemente, conoscere Dio: che come il buon ladrone sia toccata dall'innocenza di Dio quando lo incontrerà, e che gli chieda che Gesù si ricordi di lei nel suo regno. E Dio, a cui niente è impossibile, renderà il nostro caro capace di entrare con lui in Paradiso.

Nel faccia a faccia finale della persona al momento della morte, un momento di cui noi non siamo testimoni, Dio, che è solo amore, si rivela in un modo particolare come amore, misericordia. Tutte le paure di Dio, le immagini sbagliate di Dio svaniscono come nubi scacciate dalla tempesta. L'amore, che è il vero volto di Dio, nel Cristo appare come al buon ladrone. Basta allora dire di sì all'amore di Dio, Lui poi farà il resto.

Per noi che siamo vivi, possiamo forse avere paura di Dio oggi perché ne abbiamo una immagne sbagliata. Per esempio a causa della morale. Devo abbandonare una cosa che amo oggi per una felicità futura che non conosco? Dio vuole impormi delle cose austere per mostrarmi la sua potenza? In realtà è nemico della mia felicità? Vuole fare di me uno schiavo? La risposta è la stessa di prima :

« Se Dio ha dato il suo Figlio perché io avessi la vita eterna, se mi ama anche se io non lo conosco, non lo amo e forse addirittura lo combatto; se mi ama fino a questo punto, perchè avere paura che voglia per me altro che la felicità? »

Possiamo avere difficoltà a capirlo. Perché non chiedergli, in nome dell'amore che ci dichiara, di fare luce su queste difficoltà?

Il Dio di Gesù non mi impone il suo amore. E' venuto tra noi come un bambino a Natale, debolissimo, senza potere. Per schiacciarci forse? Il suo amore, lui non lo impone, piuttosto lo propone; lo mendica. Attende da me solo una risposta libera, anche se non capisco tutto immediatamente, posso cominciare a guardarlo in modo diverso. Nella mia mente inizieranno a sparire le immagini contraffatte che avevo di Dio. Lui non vuole impedire la mia felicità in questa vita; mi mostrerà le vie di una felicità che va più lontano, che mi soddisferà completamente, una felicità che corrisponde ai desideri più profondi del mio essere.

Allora potrò scoprire questo Dio di amore ed accettare le sue promesse straordinarie. Nella gioia e nella libertà, guarito dalle mie ferite profonde, avrò voglia di dirgli di sì, voglio amare con tutta la mia anima. Deporrò ai suoi piedi tutto quello che non va, riceverò con gioia il suo perdono, che mi renderà completamente nuovo; ed entrerò in una speranza nuova, un senso di amore per il quale sarò pronto a cambiare qualcosa nella mia vita.

4 - Ma la reincarnazione non è ugualmente una vita dopo la morte? E' possibile avere più vite successive?

Molti dicono oggi di credere alla reincarnazione. Spesso non si sa di cosa si tratta, ma è di moda.

Perché alcuni sono affascinati dall'idea della reincarnazione? Che vantaggi offre?

Due sono i motivi profondi di questa attrazione verso la reincarnazione.

1 - Sento bene in me che la la mia vita profonda non è fatta per arrestarsi. Il niente mi ripugna. Occorre allora che, in qualche modo, la mia vita, il mio corpo, continuino dopo la morte, in una qualche forma di vita. Di fatto, ciò che cerchiamo sotto la parola 'reincarnazione' è l'eternità. Ma la teoria della reincarnazione è la risposta giusta, è la via alla vera felicità?

2 - La gente sa bene di non poter accedere così al Paradiso. Siamo tutti coscienti di aver bisogno di essere purificati. Non siamo stati tutti, d'altra parte, un giorno o l'altro, un po' complici del male nel mondo con un male che noi stessi abbiamo commesso? que nous avons fait ?

Le dottrine della reincarnazione suggeriscono che di vita in vita (ricominciata sulla terra) ci purifichiamo e ci possiamo sbarazzare del male che ci portiamo addosso. Questa idea è profonda e rispettabile; ma la soluzione che propone al problema è valida?
(L'idea che l'anima si sposti di corpo in corpo in modo indipendente riduce il corpo ad essere solamente una prigione di passaggio. In realtà il corpo è la carta d'identità dell'anima. L'anima prende vita insieme al corpo, il corpo le dà un aspetto, ed essa ne è la vita spirituale. Ciascuno di noi è un individuo, con una sola anima, un solo corpo, una sola storia, una sola eternità.)

Eppure, la reincarnazione non è la vita eterna.

La reincarnazione, qualunque sia la teoria seguita (ne esistono numerose: dottrine orientali, new age, buddismo del grande o del piccolo veicolo), in realtà non è la vita eterna. E' un'addizione di piccole vite con sempre dei limiti della vita di qui, fino al momento in cui non c'è più vita, il "nirvana".

La felicità proposta al termine del cammino non è strana? Se si ammette l'etimologia del termine 'nirvana', lo stato ultimo dopo la reincarnazione, è un'assenza di respiro. La purificazione attraverso vite successive consiste nel distaccarsi dal desiderio di beni materiali, dal potere, dagli affetti e dalle relazioni con gli altri, dall'amicizia; e da ogni legame con la vita stessa: non pensare più, non respirare più. Ci si confonde così infine con l'universo, il grande tutto. Senza muoversi, si arriva a non pensare più, a non amare più. Non si ha più identità, più personalità.

E' questa la felicità a cui aspiriamo: per essere Tutto, non essere più noi stessi?

Al contrario, nella Resurrezione, rimarremo sempre noi stessi, e vivremo per sempre. Insieme al Dio vivente e a tutti coloro che vivono con lui nel suo amore e nella gioia che lui dona. Parliamo con lui; continuiamo ad amare quelli che sono sulla terra, e preghiamo perchè anche loro accedano a questa gioia.

I problemi della purificazione attraverso le reincarnazioni.

L'altro aspetto della reincarnazione è il modo di purificazione che propone: passando da vite successive risaliremo o ridiscenderemo la scala che conduce dal male - la materia - al bene - il Tutto immateriale ed impersonale.

Così la vita rischia di perdere molto del suo valore intrinseco: da una parte, si rinviano i problemi a più tardi, faremo meglio in una ipotetica vita successiva. E' irresponsabile, la vita così non viene presa sul serio: posso così non prendere delle decisioni adesso, mi rifarò in un'altra vita.

Se fosse vero! Perché non cercare la felicità della vita per sempre fin da ora? Quale strano nemico dell'uomo e della grandezza del suo destino gli inietta questa anestesia? Gli toglie il senso ed il valore della sua vita? Si dovrà sempre allora ripetere la classe?

E poi, si misurano male i danni che questa dottrina a volte opera: se nella mia vita attuale porto il peso degli errori di una vita precedente, pago per una vita di cui non ho alcun ricordo; nella quale avevo il corpo di un'altra persona, o di un animale. Quale colpa pesa su di me, e che sforzi da fare! Dovrò forse accumulare vite e vite per risalire questa scala.

Non c'è allora qualcuno che possa venire in mio aiuto? Su cui appoggiarmi per diventare buono e fermare questa catena fatale?

Le promesse di Dio vivente sono altre. Sì, Dio nostro Padre ci vuole buoni e perfetti; ma sa anche di cosa siamo fatti. Dio è amore, dono e perdono. Non esige vite e vite; invia suo Figlio per perdonarci, purificarci, farci accedere al bene, lui sorgente di ogni bene. Ci dona la sua stessa vita e la sua stessa bontà; con la sua misericordia si strappa dal male e dalle imperfezioni, e ci dà accesso alla vera vita.

Rispetta la nostra libertà e la prende sul serio. Ama la nostra libertà, ce l'ha data perchè potessimo amare. Se liberamente diciamo di sì alla sua mano tesa, sì al suo amore, entriamo per sempre nella vita.

5 - Che cos'è la vita eterna? Come vivremo? Che relazioni possiamo avere con coloro che sono in cielo?

Ci immaginiamo a volte che la vita dopo la morte sia una sorta di cimitero: un sonno lungo, molto lungo e monotono.

Un giorno un bambino di cinque anni ha chiesto: "In cielo vivono tutti a letto?" Diceva questo perchè aveva capito che la zia, che aveva vista malata nel letto, era ora in cielo. Gli è stato spiegato che in cielo non c'è più malattia o morte, si è ancora più vivi di prima.

Teresa di Lisieux diceva morendo: "Entro nella vita". E aveva dichiarato: "Passerò il mio cielo a fare il bene sulla terra". Tutti quelli, numerosissimi, che la pregano da 100 anni (è morta nel 1897) possono testimoniare che tutto questo è vero.

Mia moglie ed io abbiamo perso un bambino, Dominique, dell'età di sei anni. Mio padre, cioè suo nonno, era molto triste. Qualche giorno dopo l'incidente, si svegliava la notte per la tristezza e piangeva. Ha sentito una vocina dirgli: "Non piangere, nonno". Si è riaddormentato, poi si è risvegliato piangendo. Nuovamente la vocina, che ha riconosciuto essere quella di Dominique. E per una terza volta la vocina gli ha detto: "Non piangere, nonno, se tu sapessi come sono felice". E questa volta il nonno ha visto svanire la tristezza.

A volte succede anche che, con il permesso di Dio, una persona cara deceduta ci faccia sentire in qualche modo la sua presenza, la sua intercessione per noi presso Dio, perché coloro che sono presso Dio non stanno inattivi. Sono vivi, così come Dio è vivo. Contemplano il volto di Dio, vivono la meraviglia, ed intercedono senza sosta per coloro che camminano sulla terra. E' come una grande catena di solidarietà. E' perchè sono presso Dio, perché hanno il cuore rivolto a Dio, che ricevono da Lui, per amore, la possibilità di pregare per noi; di domandare per noi la luce e l'aiuto di Dio; di farci a volte un segno, per grazia di Dio, per orientarci verso il cammino della Vita, verso Gesù, che è "la via, la verità e la vita".

Non si tratta però di interrogare i morti per utilizzarli, distaccandoci così dal cielo e da Dio, ad esempio per esercitare la divinazione, la predizione. Questo rapporto con i morti, considerati come morti per "utilizzare il loro spirito" è una forma di culto idolatrico, cioè non rivolto al vero Dio. Questo è necromanzia, spiritismo, ecc, ed è pericoloso. Può alterare le nostre facoltà e condurci a comportamenti riprovevoli, ed anche molto cattivi.

Al contrario, per coloro che sono presso Dio, la vita divina trasfigura ed aumenta il buono ed il bello dei loro affetti terrestri. E ciò che non era giusto viene purificato, adattato al bene, si amano allora di amore perfetto tutti coloro che si sono conosciuti. E con Dio, si vuole la loro felicità, si prega Dio di dare loro la stessa felicità in cui si è entrati.

I nostri corpi risusciteranno.

La pienezza della vita non riguarda soltanto la vita. Gesù nel vangelo ci annuncia la resurrezione dei corpi :

"Io sono la Resurrezione, chi crede in me, anche se muore, vivrà, e chiunque crede in me non morirà".

(Vangelo di S. Giovanni 11, 25-26)

Cristo è risorto con il corpo. I suoi discepoli hanno visto le piaghe delle sue mani, dei suoi piedi e del suo costato; Gesù ha mangiato e bevuto con loro. Ma non ha ripreso il corpo della sua vita terrestre. E' risorto con un corpo di gloria. Da 2000 anni i cristiani ne sono testimoni.

Anche noi, alla fine dei tempi, resusciteremo con un corpo trasfigurato, con un corpo di gloria.

San Paolo, nella prima lettera ai Corinzi (15, 35-53) spiega che sarà lo stesso corpo - la stessa persona - ma, come un seme che germoglia è la stessa cosa della pianta che ne spunta, il nostro corpo, riunito allora alla nostra anima, non vivrà più della vita della terra, ma trasfigurato vivrà nella Vita di Dio, che viene chiamata, sotto forma di immagine, il cielo.

"E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi."

(Lettera di San Paolo ai Romani 8, 11)

Non c'è dunque dissoluzione nell'universo, nel grande tutto come pensano i reincarnazionisti, perchè non conoscono le promesse di Dio. E' Dio che ci ridona vita perfetta, e restiamo noi stessi nella nostra identità. Veri compagni di Dio, invitati alla sua tavola come a un banchetto. Asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, secondo la frase dell'Apocalisse che abbiamo citato all'inizio.

Ma questa vita eterna possiamo in un certo modo cominciare a viverla fin da ora. Dio infatti si fa conoscere già da questa vita, possiamo scoprirlo, ascoltarlo, accoglierlo. Come? Con la lettura del Vangelo, della Parola di Dio, con la vita dei "sacramenti": il Battesimo, con cui nasciamo alla vita divina; l'Eucarestia, cioè la messa, in cui riceviamo Dio nell'ostia, Lui ci vuole nutrire della sua stessa vita, del suo amore vivificante, del suo Spirito Santo; e poi la Riconciliazione, in cui domandiamo perdono dei nostri errori, dei nostri "peccati" contro l'amore di Dio e degli altri, ed in cui Dio, per mezzo del sacerdote, ci dona il suo perdono e ci purifica. C'è ancora il Sacramento dei malati, il Matrimonio, l'Ordinazione per i sacerdoti.

Nella preghiera accogliamo anche la vita eterna già nella nostra vita presente. Dio, se gli diamo un po' del nostro tempo prezioso, viene già a stabilire la sua dimora nel nostro cuore e ad aprirci alle cose del cielo.

Allora la nostra vita matrimoniale si trasforma: amiamo in modo nuovo. Le nostre relazioni con gli altri cambiano: li guardiamo con uno sguardo diverso, uno sguardo di amore e di speranza.

Questa è la carità: Dio viene in noi e noi compiamo delle opere di amore.

Conosciamo la gioia, perché abbiamo la speranza.

"Per te ci hai fatti, o Signore, ed il nostro cuore è inquieto fino a che non riposa in te"

Sant'Agostino.

6 - Cosa possiamo fare per coloro che sono morti?

Nel Credo, che riassume ciò in cui i cristiani credono da 2000 anni ad oggi, diciamo: "Credo la comunione dei santi". Questo significa che esiste una grande relazione tra tutti coloro che sono in cielo presso Dio, cioè "i santi", e noi che viviamo sulla terra.

I "Santi", occorre precisarlo, non sono solo coloro che sono stati dichiarati tali dalla Chiesa, cioè i santi canonizzati, i santi del calendario. Tutti coloro che sono morti dicendo sì all'amore di Dio sono, a volte dopo un periodo di purificazione, con lui, e sono dei "santi".

Ma per entrare nel fuoco dell'amore occorre ardere di amore. Per questo, se abbiamo bisogno di essere riscaldati, questa purificazione si chiama Purgatorio. E le nostre preghiere possono accelerare questa marcia verso l'amore. Per Dio, il tempo non esiste. Se oggi pensiamo ad uno dei nostri defunti e preghiamo per lui, Dio ha già visto la nostra preghiera.

La migliore delle preghiere è quella di offrire una messa, e di assistervi se possibile. Ma tutte le nostre parole, per quanto povere, hanno un grande potere per i nostri defunti, queste preghiere toccano il Cuore di Dio.

Accetta con benevolenza, o Signore, l'offerta che ti presentiamo noi tuoi ministri e tutta la tua famiglia. Disponi nella tua pace i nostri giorni, salvaci dalla dannazione eterna, ed accoglici nel gregge degli eletti.

(Preghiera della messa)

Occorre anche pregare molto per coloro che stanno per morire, è il momento in cui dicono di sì o di no all'amore.

Come pregare con la Vergine Maria.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta tra le donne, e benedetto
è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria,
Madre di Dio, prega per noi, peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.

L'inferno esiste? Sì, Gesù ce ne parla nel Vangelo, in particolare nella parabola del povero Lazzaro e del ricco avaro. E soprattutto nella parabola del giudizio finale.

"Non possiamo essere uniti a Dio a meno che non scegliamo liberamente di amarlo", dice il Catechismo della Chiesa Cattolica. Le parole di Cristo sono importanti :

"Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la via eterna".
(1° lettera di San Giovanni 3, 15)

Gesù parla della Geenna, del "fuoco che non si estingue".
(Vangelo di San Marco 9, 43 e 48)

Annuncia che "invierà i suoi angeli per radunare gli operatori di iniquità e gettarli nella fornace ardente.". L'inferno infatti esiste, e la Chiesa ci ripete in proposito ciò che Gesù stesso ne ha detto. Perché ? L'amore di Dio ci mette in guardia dal dramma di mancare di amore, di passare accanto al cielo, alla vita eterna. E' un richiamo alla responsabilità con cui l'uomo può usare la propria libertà in vista del suo destino eterno. E' una chiamata alla conversione.

Ma l'inferno non significa un rifiuto da parte di Dio. Dio non predestina nessuno ad andare all'inferno, come hanno creduto erroneamente i giansenisti. Per andare all'inferno, occorrerebbe che rifiutassimo volontariamente Dio e che persistessimo su questa posizione sino alla fine. Che rifiutassimo la sua misericordia.

Dio vuole infatti che ogni uomo sia salvato. Domandare sinceramente il suo perdono, significa già ottenerlo: ricordiamoci del Buon Ladrone.

Dio vuole "che nessuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi".

(Seconda lettera di Pietro 3, 9)

Possiamo perciò sperare che tutti i nostri defunti abbiano chiesto la misericordia di Dio, e possiamo pregare per loro per questo. Dio stesso ci ispira a pregare per loro e vuole lasciarsi vincere dal nostro appello alla sua misericordia.

Per loro, allora, e per noi, la nostra speranza è il Cielo, e grazie alla misericordia di Dio abbiamo la ferma speranza che noi con loro ci ritroveremo nel cielo di Dio.

Ecco la dimora di Dio con gli uomini!
Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il "Dio-con-loro".
E tergerà ogni lacrima dailoro occhi, non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perchè le cose di prima sono passate.

(Apocalisse di San Giovanni 21, 3-4)


Père Yves de Boisredon et Hervé-Marie Catta